di beniamino bonocore
Ultimamente mi sto interessando al law marketing (o anche detto marketing legale) e ho aperto anche una vetrina apposità per sviluppare l'argomento, insomma un law marketing agency.
L'interesse è nato da quando mi occupo della promozione, meglio, dello sviluppo del brand del portale avvocato.it. Questo mi ha fatto conoscere una realtà che ha grandi opportunità di sviluppo e che può avere grandi vantaggi nell'acquisire una mentalità marketing oriented.
Ma il marketing e il law marketing sono veramente due discipline diverse. Assolutamente no. Diciamo che nella professione forense gli elementi da considerare sono diverse che non quelle di una strategia su un prodotto.
La differenza sostanziale sta nel fatto che se devo agire su un prodotto, su un servizio, posso modificarlo e comunicarlo strategicamente per assecondare i bisogni/desideri del pubblico a cui voglio riferirmi. Nel law marketing non posso adeguare il prodotto atteso che il prodotto è la stessa professione forense e che quindi non posso adeguare l'offerta alla domanda semplicemente cambiando i parametri dell'offerta. Ma ciò non è per forza di cose un male: nel law marketing sono costretto ad andare a fondo nella ricerca degli elementi strategici, devo avere una comunicazione incentrata sul "valore" espresso dal professionista e, in un mercato fatto di conversazioni, devo avvicinare one to one i soggetti per creare un filo di dialogo fra chi domanda e chi offre, devo scovare quegli elementi che possono avvicinare avvocato e cliente in una specificità che va oltre l'evento unico del patrocinio in tribunale. Insomma una sfida interessante.
Officina Web Marketing
La realizzazione di un sito web è una cosa importante, ma non deve costare una fortuna. Il valore viene dopo avere creato un proprio sito web, quando il stio diventa uno strumento di comunicazione e di conversazione con i prorpi clienti.
domenica 27 dicembre 2009
giovedì 17 dicembre 2009
Le conversazioni sono mercato.
Se siete passati dal titolo, spero avrete già capito cosa penso. Se avete un dubbio, o meglio se la mia capacità di aver avuto un pensiero e di comunicarlo è ridotta allora andiamo avanti nel ragionamento.
Facciamo il contrario delle regole della scrittura sul web, partiamo da lontano, per cui il post dovrete leggervelo tutto.
Racconto una storia.
(azione) Due amici hanno deciso di passare un fine settimana in una località di mantagna, è un bel posto sulle alpi, dalla parte della svizzera. (colore) E' sabato sera, hanno portato fuori, sul prato davanti alla casa due poltrone, e sono li seduti in silenzio. La luna non c'è, e non ci sono neanche le nuvole, ciò che potete immaginare del cielo stellato che ammirano è prorpio la bellezza a cui loro assistono. Sono li, insieme, amici che condividono un cielo stellato.
(azione) Ad un tratto, l'amico dice all'altro: Vorrei viaggiare nelle spazio".
Alt fermate la storia.
Questo tizio ha detto che vuole andare nello spazio!
I SEO e i SEM si lanciano per indicizzare sui motori di ricerca "viaggi nello spazio" cosi sono primi su google e calcoreranno i ROI, e i loro clienti che vanno nello spazio saranno contenti perchè sono i risultati che contano e con google pagate solo quelli.
I Pubblicitari si lanceranno in una campagna su tv, radio affissione, strilleranno i loro slogan: LO SPAZIO COME NON LO AVETE MAI VISTO. oppure LO SPAZIO VISTO DALLO SPAZIO.
Paritranno campagne virali: "come assmblare la tua personale nave spaziale".
Persino Bignami, pubblicherà un libricino: COMPENDIO ALLA GRAMMATICA MARZIANA".
Ma la storia è un altra: l'amico ascolta il desiderio dell'amico, non ha bisogno di rispondere nulla, si alza, va dentro casa e dopo pochi minuti torna: ha un libro in mano. Lo passa all'amico e gli dice: " Buon Viaggio"
L'amico prende il libro, legge il titolo: IL CICLO DELL FONDAZIONI di Isaac Asimov.
L'amico sorride, è contento: "Grazie è quello che volevo".
Abbiamo messo il mercato come soggetto della nostra indagine e punto di arrivo del sistema impresa, e cosi ci siamo scordati dell'uomo.
La soluzione non è nel web 2.0 piuttosto che in invertising, la soluzione credo che sia nel recuperare l'uomo come soggetto principale delle nostre attività e non ciò che esso, contaminato da fattori esterni diventa. L'uomo è causa, tutto il resto è effetto.
Se l'impresa tutta ricomicia a riconoscere l'uomo come suo compagno d'avventura, tutto ciò che sarà effetto del singolo uomo sarà effetto per l'impresa.
La storia che vi ho raccontato può anche non essere l'esempio perfetto, e vi prego non passate il vostro tempo a trovare lagune dalettiche nel racconto della stroria. Concentratevi su questo. Gli amici si conosco, hanno gli stessi pensieri perchè sono prima di tutto due uomini, e la soddisfazione data al "viaggiatore" sta tutto nell'intuito che l'altro ha avuto.
E l'intuito non è magia, è dentro di noi e viene fuori quando noi, ovvero l'impresa, parte dal fatto di essere anche essa un uomo. E' l'empatia fra uomo e uomo la vera conversazione.
Voglio dire, la natura di ogniuno, più o meno grande, è la capacità di avere pensieri prorpi di avere idee prorpie ed è quello che porta avanti, se mi appiattisco su il pensiero di un altro è come se sulla terra ci fosse una persona sola.
La conversazione è il soggetto principale è ciò su cui si basa tutto, il mercato è uno degli elementi che scaturiscono dalle conversazioni, da cui però vengono fuori altre migliaia di cose. La benzina del motore dello sviluppo è la creatività, nella sua accezione più ampia, le imprese devono riscoprirla, essere intuitive, e creative, facciamo tutte le indagini che vogliamo, ma alla fine mettiamoci del nostro, il nostro intuito e la nostrà creatività. Pubblicità, web, tutto ciò che è comunicazione la servizio dell'impresa, ritorneranno ad essere strumenti formidabili.
Facciamo il contrario delle regole della scrittura sul web, partiamo da lontano, per cui il post dovrete leggervelo tutto.
Racconto una storia.
(azione) Due amici hanno deciso di passare un fine settimana in una località di mantagna, è un bel posto sulle alpi, dalla parte della svizzera. (colore) E' sabato sera, hanno portato fuori, sul prato davanti alla casa due poltrone, e sono li seduti in silenzio. La luna non c'è, e non ci sono neanche le nuvole, ciò che potete immaginare del cielo stellato che ammirano è prorpio la bellezza a cui loro assistono. Sono li, insieme, amici che condividono un cielo stellato.
(azione) Ad un tratto, l'amico dice all'altro: Vorrei viaggiare nelle spazio".
Alt fermate la storia.
Questo tizio ha detto che vuole andare nello spazio!
I SEO e i SEM si lanciano per indicizzare sui motori di ricerca "viaggi nello spazio" cosi sono primi su google e calcoreranno i ROI, e i loro clienti che vanno nello spazio saranno contenti perchè sono i risultati che contano e con google pagate solo quelli.
I Pubblicitari si lanceranno in una campagna su tv, radio affissione, strilleranno i loro slogan: LO SPAZIO COME NON LO AVETE MAI VISTO. oppure LO SPAZIO VISTO DALLO SPAZIO.
Paritranno campagne virali: "come assmblare la tua personale nave spaziale".
Persino Bignami, pubblicherà un libricino: COMPENDIO ALLA GRAMMATICA MARZIANA".
Ma la storia è un altra: l'amico ascolta il desiderio dell'amico, non ha bisogno di rispondere nulla, si alza, va dentro casa e dopo pochi minuti torna: ha un libro in mano. Lo passa all'amico e gli dice: " Buon Viaggio"
L'amico prende il libro, legge il titolo: IL CICLO DELL FONDAZIONI di Isaac Asimov.
L'amico sorride, è contento: "Grazie è quello che volevo".
Abbiamo messo il mercato come soggetto della nostra indagine e punto di arrivo del sistema impresa, e cosi ci siamo scordati dell'uomo.
La soluzione non è nel web 2.0 piuttosto che in invertising, la soluzione credo che sia nel recuperare l'uomo come soggetto principale delle nostre attività e non ciò che esso, contaminato da fattori esterni diventa. L'uomo è causa, tutto il resto è effetto.
Se l'impresa tutta ricomicia a riconoscere l'uomo come suo compagno d'avventura, tutto ciò che sarà effetto del singolo uomo sarà effetto per l'impresa.
La storia che vi ho raccontato può anche non essere l'esempio perfetto, e vi prego non passate il vostro tempo a trovare lagune dalettiche nel racconto della stroria. Concentratevi su questo. Gli amici si conosco, hanno gli stessi pensieri perchè sono prima di tutto due uomini, e la soddisfazione data al "viaggiatore" sta tutto nell'intuito che l'altro ha avuto.
E l'intuito non è magia, è dentro di noi e viene fuori quando noi, ovvero l'impresa, parte dal fatto di essere anche essa un uomo. E' l'empatia fra uomo e uomo la vera conversazione.
Voglio dire, la natura di ogniuno, più o meno grande, è la capacità di avere pensieri prorpi di avere idee prorpie ed è quello che porta avanti, se mi appiattisco su il pensiero di un altro è come se sulla terra ci fosse una persona sola.
La conversazione è il soggetto principale è ciò su cui si basa tutto, il mercato è uno degli elementi che scaturiscono dalle conversazioni, da cui però vengono fuori altre migliaia di cose. La benzina del motore dello sviluppo è la creatività, nella sua accezione più ampia, le imprese devono riscoprirla, essere intuitive, e creative, facciamo tutte le indagini che vogliamo, ma alla fine mettiamoci del nostro, il nostro intuito e la nostrà creatività. Pubblicità, web, tutto ciò che è comunicazione la servizio dell'impresa, ritorneranno ad essere strumenti formidabili.
mercoledì 16 dicembre 2009
L'importanza di parlare di marketing.
di beniamino buonocore
Ogni tanto mi dimentico di essermi creato questo luogo di riflessione (vero si chiama blog), che quasi nessuno legge, anzi credo nessuno, ma che nelle mie intenzioni serve per consegnare alla rete le mie riflessioni, quasi che mi aiuti a conservarel nel tempo per poterle rileggere ogni tanto, per non perdere il filo del discorso, per non farmi distrarre dalle tante nozioni che servono e su cui a volte ti "fissi" e creandoti una abituidne di pensero che è nemica della creativià.
Lo spunto mi è arrivato dal titolo che diedi a questo blog: officina web marketing, o meglio: riflettiamo sulla evoluzione del marketing nel web. Da quelo momento molte cose sono cambiate e le esperienze lavorative sono aumentae e si sono diversificate. Adesso, mi capita di occuparmi della promozione di un portale che si chiama avvocato.it. E la mia mente si riempie di nozioni di law marketing, marketing legale, mi avvicino ai convegni e agli scritti di altri consulenti che si occupano della promozione degli studi legali, di commercialisti di notai: sembra tutto nuovo. Il marketing si evolve, assume una dimensione verticale perchè occupa degli specifici settori, e in qualche modo si specializza, quasi che applicasse su se steso le regole che invece fissa per gli altri. Diventa un prodotto. Un prodotto da vendere. Ecco il pensiero che mi logora da ieri sera. Ero a cena con Luciano, scherzavamo, mangiavamo bene, accompagnati da un ottimo vino e riflettavamo sul lavoro (facciamo due cose diverse), io mi occupo di strategia, lui di formazione. Gli raccontavo di questa nuova esperienza sul portale avvocato.it, di come cresceva l'interesse sulle strategie di marketing legale, sembrava tutto interessante, finchè non mi sono accorto che in realtà parlavamo del marketing come un prodotto e non come una opportunità.
Il marketing non è un prodotto, è sbagliato parlare di law marketing solo perchè è riservato agli studi legali, è sbagliato parlare di web marketing solo perchè uso il web come strumento di promozione. E' sbagliato perchè utilizzo una "strategia di posizionamento" su un concetto solo perchè lo voglio vendere e dunque lo trasformo in prodotto per il consumatore. Ma in quel preciso momento ho limitato l'opportunità del concetto di marketing di essere se stesso in tutte le sua sfaccettature, di essere incoerente con se stesso perchè è pensiero umano dedicato ad altri essere umani. L'elasticità di una "filosofia" fatta dagli unomini a vantaggio di altri uomini che non può essere ingabbiata in regole di marca o di prodotto ad uso di pochi.
Ho cominciato a pensare che il concetto di marketing ha in se stesso la regola e l'eccezione che ne conferma la validità.
Credo che devo riconquistare me stesso, la convizione che impresa è parte integrante dell'uomo, che lavora per un bisogno che va oltre il concetto innaturale del denaro, ma che si rende attivo per se stesso per sentirsi vivo. Perchè il lavoro è una parte della nostra vita, ci rende un gruppo e non tanti singoli elementi inutili in se stessi. Se marketing è amplificare il mio lavoro, la mia impresa per gli altri, indipendentemente dalle definizioni di valore per altri e valore per me, allora non lo ingabbio, lo rendo libero di esprimersi e lo armo della creativià, lontano da regole, target, permission o quello che si vuole, ma lo trasformo in un modo di essere uomo in una comunità, lo riporto alla stessa essenza di persona che vive per se solo se è all'interno di un gruppo. Lo rendo utile, un compagno di viaggo e una vera opportunità.
Ogni tanto mi dimentico di essermi creato questo luogo di riflessione (vero si chiama blog), che quasi nessuno legge, anzi credo nessuno, ma che nelle mie intenzioni serve per consegnare alla rete le mie riflessioni, quasi che mi aiuti a conservarel nel tempo per poterle rileggere ogni tanto, per non perdere il filo del discorso, per non farmi distrarre dalle tante nozioni che servono e su cui a volte ti "fissi" e creandoti una abituidne di pensero che è nemica della creativià.
Lo spunto mi è arrivato dal titolo che diedi a questo blog: officina web marketing, o meglio: riflettiamo sulla evoluzione del marketing nel web. Da quelo momento molte cose sono cambiate e le esperienze lavorative sono aumentae e si sono diversificate. Adesso, mi capita di occuparmi della promozione di un portale che si chiama avvocato.it. E la mia mente si riempie di nozioni di law marketing, marketing legale, mi avvicino ai convegni e agli scritti di altri consulenti che si occupano della promozione degli studi legali, di commercialisti di notai: sembra tutto nuovo. Il marketing si evolve, assume una dimensione verticale perchè occupa degli specifici settori, e in qualche modo si specializza, quasi che applicasse su se steso le regole che invece fissa per gli altri. Diventa un prodotto. Un prodotto da vendere. Ecco il pensiero che mi logora da ieri sera. Ero a cena con Luciano, scherzavamo, mangiavamo bene, accompagnati da un ottimo vino e riflettavamo sul lavoro (facciamo due cose diverse), io mi occupo di strategia, lui di formazione. Gli raccontavo di questa nuova esperienza sul portale avvocato.it, di come cresceva l'interesse sulle strategie di marketing legale, sembrava tutto interessante, finchè non mi sono accorto che in realtà parlavamo del marketing come un prodotto e non come una opportunità.
Il marketing non è un prodotto, è sbagliato parlare di law marketing solo perchè è riservato agli studi legali, è sbagliato parlare di web marketing solo perchè uso il web come strumento di promozione. E' sbagliato perchè utilizzo una "strategia di posizionamento" su un concetto solo perchè lo voglio vendere e dunque lo trasformo in prodotto per il consumatore. Ma in quel preciso momento ho limitato l'opportunità del concetto di marketing di essere se stesso in tutte le sua sfaccettature, di essere incoerente con se stesso perchè è pensiero umano dedicato ad altri essere umani. L'elasticità di una "filosofia" fatta dagli unomini a vantaggio di altri uomini che non può essere ingabbiata in regole di marca o di prodotto ad uso di pochi.
Ho cominciato a pensare che il concetto di marketing ha in se stesso la regola e l'eccezione che ne conferma la validità.
Credo che devo riconquistare me stesso, la convizione che impresa è parte integrante dell'uomo, che lavora per un bisogno che va oltre il concetto innaturale del denaro, ma che si rende attivo per se stesso per sentirsi vivo. Perchè il lavoro è una parte della nostra vita, ci rende un gruppo e non tanti singoli elementi inutili in se stessi. Se marketing è amplificare il mio lavoro, la mia impresa per gli altri, indipendentemente dalle definizioni di valore per altri e valore per me, allora non lo ingabbio, lo rendo libero di esprimersi e lo armo della creativià, lontano da regole, target, permission o quello che si vuole, ma lo trasformo in un modo di essere uomo in una comunità, lo riporto alla stessa essenza di persona che vive per se solo se è all'interno di un gruppo. Lo rendo utile, un compagno di viaggo e una vera opportunità.
martedì 13 ottobre 2009
WEB 2.0: RIVOLUZIONE O EVOLUZIONE.
di Beniamino Buonocore
Il bello della rete è che trovi di tutto su tutto. Oggi leggevo un po di blog e sono incappato in questo post.
Mi sono chiesto cosa fosse per me il web 2.0, e già nel commento al post ho detto che non ci vedo nessuna rivoluzione, ma credo sia solo una normale evoluzione, anche meglio adeguamento della tecnologia e delle cose che ci offre, alla nostra struttura sociale.
L'essere umano ama e ambisce all'agregazione. Se penso alla storia del web, e alla sua (in fondo) brevissima vita, ho la sensazione che inevitabilmente si stia adeguando alla struttura sociale dell'essere umano.
Lo sforzo, la sfida che le attività di marketing hanno dovuto da sempre superare, è l'individuazione dei "gruppi" di persone (chiamati consumatori, fruitori, utenti, ecc ecc), che condividessero un interesse per un "valore": marca, prodotto, servizo.
Negli anni 70, i gruppi erano stratificati in base ad elementi sociodemografici, successivamente, dagli anni 80' si è cominciato a comprendere che pur appartenendo a categorie sociodemografiche identiche, due soggetti potevano avere gusti e desideri diversi. Fino ad oggi, dove l'aggregazione è divenuta per gruppi di interessi manifestati e condivisi. Ma il tema principe è rimasto la ricerca di gruppi (tribù) aggregati sotto un comune desiderio da soddisfare.
Il web 2.0 non è artefice di nulla, è solo la ennesima conferma, l'ennesima manifestazione di questa struttura sociale.
Non credo sia una rivoluzione, forse lo sembra perchè corre a passi veloci. Credo che sia una opportunità, tecnologicamente forte, per generare aggregazioni più forti e tribù più vaste. Per la gioia del marketing.
Il bello della rete è che trovi di tutto su tutto. Oggi leggevo un po di blog e sono incappato in questo post.
Mi sono chiesto cosa fosse per me il web 2.0, e già nel commento al post ho detto che non ci vedo nessuna rivoluzione, ma credo sia solo una normale evoluzione, anche meglio adeguamento della tecnologia e delle cose che ci offre, alla nostra struttura sociale.
L'essere umano ama e ambisce all'agregazione. Se penso alla storia del web, e alla sua (in fondo) brevissima vita, ho la sensazione che inevitabilmente si stia adeguando alla struttura sociale dell'essere umano.
Lo sforzo, la sfida che le attività di marketing hanno dovuto da sempre superare, è l'individuazione dei "gruppi" di persone (chiamati consumatori, fruitori, utenti, ecc ecc), che condividessero un interesse per un "valore": marca, prodotto, servizo.
Negli anni 70, i gruppi erano stratificati in base ad elementi sociodemografici, successivamente, dagli anni 80' si è cominciato a comprendere che pur appartenendo a categorie sociodemografiche identiche, due soggetti potevano avere gusti e desideri diversi. Fino ad oggi, dove l'aggregazione è divenuta per gruppi di interessi manifestati e condivisi. Ma il tema principe è rimasto la ricerca di gruppi (tribù) aggregati sotto un comune desiderio da soddisfare.
Il web 2.0 non è artefice di nulla, è solo la ennesima conferma, l'ennesima manifestazione di questa struttura sociale.
Non credo sia una rivoluzione, forse lo sembra perchè corre a passi veloci. Credo che sia una opportunità, tecnologicamente forte, per generare aggregazioni più forti e tribù più vaste. Per la gioia del marketing.
venerdì 9 ottobre 2009
CRESCONO GLI UTENTI INTERNET.
di Beniamino Buonocore
Continua (inesorabile) la crescita di utenti internet, sia in termini assoluti, e sia (sotrattutto) in termini qualitativi. Un risultato, che ci si poteva aspettare, evidenziato da un'indagine condotta da Nielsen, intitolata "La crisi non arresta internet".
L'indagine ha evidenziato una crescita dei navigatori con un aumento rispetto al 2008 del 12%. Ma ancora più rilevante è la accresciuta qualita del navigatore, il quale dimostra una maggiore attenzione al mezzo web, atteso l'aumento assolutamente rilevante delle pagine viste da ogni singolo utente e l'aumento del tempo di utilizzo della rete.
L'analisi in termini qualitativi ha anche evidenziato con gli utenti cominciano ad delinearsi come utilizzatori puntuali del web. Il 75% dei navigatori si concentra su community, social network, blog; il 54% si dedica ai video e cosi via. Un risultato raggiunto attraverso un'offerta di contenuti sempre più ricca e completa, e (a mio giudizio) da una maggiore conoscenza dello strumento internet da parte dell'utente, che comincia sempre più a sapere cosa vuole e come e dove cercarlo.
Inutle dire, maggiori gli utenti, maggiori gli investimenti pbblicitari.
Anche se la TV continua a farla da padrone, conquistandosi il 52% degli investimenti, la rete continua a scalare posizioni, incrementanto la crescita, incanalando il 7% degli investimenti pubblicitari (in aggiunta al 14% di crescita 2007), e sorpassando (peccato) la raccolta delle radio.
Continua (inesorabile) la crescita di utenti internet, sia in termini assoluti, e sia (sotrattutto) in termini qualitativi. Un risultato, che ci si poteva aspettare, evidenziato da un'indagine condotta da Nielsen, intitolata "La crisi non arresta internet".
L'indagine ha evidenziato una crescita dei navigatori con un aumento rispetto al 2008 del 12%. Ma ancora più rilevante è la accresciuta qualita del navigatore, il quale dimostra una maggiore attenzione al mezzo web, atteso l'aumento assolutamente rilevante delle pagine viste da ogni singolo utente e l'aumento del tempo di utilizzo della rete.
Inutle dire, maggiori gli utenti, maggiori gli investimenti pbblicitari.
Anche se la TV continua a farla da padrone, conquistandosi il 52% degli investimenti, la rete continua a scalare posizioni, incrementanto la crescita, incanalando il 7% degli investimenti pubblicitari (in aggiunta al 14% di crescita 2007), e sorpassando (peccato) la raccolta delle radio.
Questa indagine fa ben sperare, che possano esserci segnali di ripresa di un'economia che fatica a trovare sbocchi a presentare la sua offerta. Io spero che non si dimostri ancora di più la sua forza del web, man mano che gli adetti ai lavori impareranno a conoscere sempre meglio l'utente web, le sue aspettative, i suoi desideri, e il suo modo di interaggire con la rete.
Se ne parlerà più approfonditamente anche al IAB FORUM 09.
martedì 6 ottobre 2009
REALIZZAZIONE SITO WEB. REGOLE SAGGIE.
di Beniamino Buonocore
Stamattina, su TAGLIABLOG, è stato pubblicato un articolo molto interessante: viene introdotto CSPR, ovvero:
C _ Contenuto
S _ Semplicità di accesso
P _ Presentazione
R _ Reperibilità
Lascio da parte il confronto che l'articolo con la teoria delle 4P, perchè li giudico due contesti diversi e trovo in qualche modo forzato il rapporto.
Ma l'argomento di questo post è un altro: trovo assolutamente interessante la scelta di creare ordine e soprattutto un percorso di lavoro per chi realizza un sito web. Ed è interessante l'uso del CSPR. Tuttavia, lasciato cosi, il sistema rischia di essere una trappola.
Vediamoli uno ad uno e riflettiamoci su:
Contenuto: Vero! Ma quale, e con quale gerarchia. Ogni sito nasce con un obiettivo, vendere un prodotto, presentare un professionista, fino al punto di parlare di politica.
Dunque prima di contenuto mi dovrei occupare di INDAGARE, ovvero capire quale forma deve assumere il mio contenuto, capirne il lessico, la semantica.
Semplicità di accesso: Vero! Ma il dibattito sull'usabilità di un sito web è ancora lontano da essere concluso. Ci sono due teorie che racchiudono tutta una serie di riflessioni. La prima concepisce il percorso di un utilizzatore di un sito in tre momenti: nel primo gli vegono fornite una grossa quantità di informazioni su cui scegliere. Una volta che ha scelto, viene introdotto nel secondo passaggio dove le possibilità di scelta sono portate al minimo, con lo scopo di non generare "ripensamenti" dopo la prima scelta. Fatta anche la seconda scelta, si è introdotti al terzo momento dove si ritorna a proporre una varietà di scelte, ma concentrate su un singolo argomento nato dalla secondo passaggio.
Questo schema è molto vicino alle nozioni di tecnica di vendita, dove il primo passaggio e la famosa domanda aperta, e la ricerca delle informazioni.
La seconda teoria, è l'esatto contrario, ovvero ritiene di incanalare l'utente verso un percorso con poche varianti, successivamente, nel secondo passaggio, moltiplicare le scelte, coerentemente con quanto ricavato dalla prima scelta, e nel terzo passaggio limitare le scelte, andando verso la relaizzazione dell'obiettivo che il sito si prefige.
Ed è un percorso molto più vicino alle dinamiche dei motori di ricerca.
Presentazione: Vero! L'impatto grafico acquista (e meno male) finalmente e sempre di più una sua importanza. E vanno considerati tutti gli aspetti della grafica: i font, che devono essere scelti rispetto al fatto che devono essere letti su un monitor, quindi senza troppe grazie (ti times per intenderci), o meglio, senza nessuna grazia. La grandezza del carattere rispetto all'interlinea, in quanto la lettura non è data dalla grandezza di un carattere, ma dal rapporto che c'è fra la grandezza del carattere e la distanza che c'è fra la riga sopra e la riga sotto (la famosa interlinea).
La scelta dei colori fra quelli che producono fiducia, aggressivita, o la scelta dei colori di fondo, ricordandosi che il massimo della lettura lo si ottiene scrivendo su fondo bianco.
Reperibilità: Vero! Motori di ricerca, Social Network, CRM, off-line. Essere primi su google è anche importante. Ma è la soluzione? Non del tutto. C'è una regola importante che sintetizzo con un esempio: più grande è il mercato maggiore è la concorrenza da combattere. E' importante non sottovalutare la reperibilità del nostro sito, ma più importante è valutare perchè veniamo cercati e se siamo capaci di dare risposte e informazioni utili. Senza è tutto inutile.
Il CSPR è sicuramente un interessante mezzo, che raggiunge ancora di più il successo se diventa stimolo di domanda.
Stamattina, su TAGLIABLOG, è stato pubblicato un articolo molto interessante: viene introdotto CSPR, ovvero:
C _ Contenuto
S _ Semplicità di accesso
P _ Presentazione
R _ Reperibilità
Lascio da parte il confronto che l'articolo con la teoria delle 4P, perchè li giudico due contesti diversi e trovo in qualche modo forzato il rapporto.
Ma l'argomento di questo post è un altro: trovo assolutamente interessante la scelta di creare ordine e soprattutto un percorso di lavoro per chi realizza un sito web. Ed è interessante l'uso del CSPR. Tuttavia, lasciato cosi, il sistema rischia di essere una trappola.
Vediamoli uno ad uno e riflettiamoci su:
Contenuto: Vero! Ma quale, e con quale gerarchia. Ogni sito nasce con un obiettivo, vendere un prodotto, presentare un professionista, fino al punto di parlare di politica.
Dunque prima di contenuto mi dovrei occupare di INDAGARE, ovvero capire quale forma deve assumere il mio contenuto, capirne il lessico, la semantica.
Semplicità di accesso: Vero! Ma il dibattito sull'usabilità di un sito web è ancora lontano da essere concluso. Ci sono due teorie che racchiudono tutta una serie di riflessioni. La prima concepisce il percorso di un utilizzatore di un sito in tre momenti: nel primo gli vegono fornite una grossa quantità di informazioni su cui scegliere. Una volta che ha scelto, viene introdotto nel secondo passaggio dove le possibilità di scelta sono portate al minimo, con lo scopo di non generare "ripensamenti" dopo la prima scelta. Fatta anche la seconda scelta, si è introdotti al terzo momento dove si ritorna a proporre una varietà di scelte, ma concentrate su un singolo argomento nato dalla secondo passaggio.
Questo schema è molto vicino alle nozioni di tecnica di vendita, dove il primo passaggio e la famosa domanda aperta, e la ricerca delle informazioni.
La seconda teoria, è l'esatto contrario, ovvero ritiene di incanalare l'utente verso un percorso con poche varianti, successivamente, nel secondo passaggio, moltiplicare le scelte, coerentemente con quanto ricavato dalla prima scelta, e nel terzo passaggio limitare le scelte, andando verso la relaizzazione dell'obiettivo che il sito si prefige.
Ed è un percorso molto più vicino alle dinamiche dei motori di ricerca.
Presentazione: Vero! L'impatto grafico acquista (e meno male) finalmente e sempre di più una sua importanza. E vanno considerati tutti gli aspetti della grafica: i font, che devono essere scelti rispetto al fatto che devono essere letti su un monitor, quindi senza troppe grazie (ti times per intenderci), o meglio, senza nessuna grazia. La grandezza del carattere rispetto all'interlinea, in quanto la lettura non è data dalla grandezza di un carattere, ma dal rapporto che c'è fra la grandezza del carattere e la distanza che c'è fra la riga sopra e la riga sotto (la famosa interlinea).
La scelta dei colori fra quelli che producono fiducia, aggressivita, o la scelta dei colori di fondo, ricordandosi che il massimo della lettura lo si ottiene scrivendo su fondo bianco.
Reperibilità: Vero! Motori di ricerca, Social Network, CRM, off-line. Essere primi su google è anche importante. Ma è la soluzione? Non del tutto. C'è una regola importante che sintetizzo con un esempio: più grande è il mercato maggiore è la concorrenza da combattere. E' importante non sottovalutare la reperibilità del nostro sito, ma più importante è valutare perchè veniamo cercati e se siamo capaci di dare risposte e informazioni utili. Senza è tutto inutile.
Il CSPR è sicuramente un interessante mezzo, che raggiunge ancora di più il successo se diventa stimolo di domanda.
mercoledì 30 settembre 2009
SELF BRAND, TRATTARE SE STESSI E LA PROPRIA PROFESSIONE COME UN BRAND
di Beniamino Buonocore
(pubblicato su www.avvocato.it)
Ogni giorno, nell’ambito della nostra professione, ma anche nei rapporti privati, veniamo giudicati da chi abbiamo di fronte. Ed è questo il motivo fondamentale per trattare noi stessi e il nostro lavoro come un Brand.
Le definizioni di “brand” sono molteplici, ma se vogliamo veramente sintetizzare, il BRAND è ciò che è stato promesso dall’azienda o dal prodotto, vestito dal brand, al potenziale cliente. E non va confuso con il marchio inteso come logo, che ne è una componente, ma va inteso come una serie di elementi che insieme contribuiscono all’attribuzione di un valore di chi lo propone. Contribuisce al brand il “cosa facciamo”, il “come lo facciamo”, le “soddisfazioni che generiamo in quello che facciamo”.
Come dicevamo, ogni momento veniamo giudicati, ovvero, chi davanti a noi sta giudicandoci si starà domandando “cosa facciamo”, “come lo facciamo”, se saremo in grado di mantenere la nostra “promessa professionale”, ovvero se saremo capaci veramente di “fare quello che facciamo, e se sappiamo veramente fare quello che facciamo”, e soprattutto “se saremo in grado di soddisfare le su esigenze”. In ciò sta il SELF BRAND.
Ma come realizzo il mio Self Brand?
Se vi siete posti questa domanda, avete fatto il primo passo.
Tralasciamo, in questo articolo, di addentrarci nella descrizione di strategie di marketing, ma concentriamoci su questo concetto: Il Self Brand è il nostro modo di concepire noi stessi come impresa, e ogni cosa che facciamo, ogni momento della nostra attività, non perde mai di vista questo concetto.
Proviamo dunque a concepire una “mappa mentale” che ci porterà a descrivere e valutare noi stessi come un’impresa.
1)Cosa faccio in particolare, in cosa sono veramente specializzato?
2)Come lo faccio, quali sono i miei punti forza e le mie debolezze circa la materia che tratto?
3)Come sono le mie capacità realizzare un successo attraverso la mia specializzazione?
4)Come gestisco i miei insuccessi?
5)In quale contesto di mercato mi trovo: quali e quanti sono i professionisti come me, che operano come me, e quali sono i loro valori rispetto a i miei, e le loro debolezze rispetto alle mie?
6)Quanta differenza c’è fra ciò che io faccio e la soddisfazione dei miei potenziali clienti?
7)Il mio prezzo è in equilibrio fra domanda, offerta, soddisfazione e aspettativa?
La capacità di essere (passatemi il termine) sinceri nella stesura delle risposte, e la profondità nella descrizione di se stessi che la domanda richiede, renderà la costruzione del Self Brand più puntuale. Mettiamola così, è come la differenza che c’è fra comprare un vestito già bello e fatto, o farsene cucire uno su misura.
Una volta descritta la vostra azienda, sarà più facile “affrontare” il mercato e i clienti: conoscerete i vostri punti di forza e potrete comunicarli a chi li ricerca, consci che avrete successo; conoscerete da che parte approfondire le vostre capacità, magari in settori con minore concorrenza, saprete come incanalare gli investimenti sul vostro studio e sulle vostre capacità professionali, saprete quale strada porta alla “soddisfazione del cliente” e quale non percorrere perché a rischio di insuccesso.
Una cosa è importate considerare. Nel Self Brand parto da me stesso e sui miei punti di forza determino il mio posizionamento nel mercato. Al contrario. se dovessi costruire il brand un prodotto (un oggetto o un servizio) partirei dal mercato, dalle sue esigenze, e su questo modellerei l’offerta.
Negli articoli che seguiranno approfondiremo i diversi aspetti che in questa sede abbiamo solo accennato, e su quelli che abbiamo tralasciato.
Chiudo con una considerazione su cui vi chiedo di riflettere: Questo articolo contribuisce al mio Self Brand.
(pubblicato su www.avvocato.it)
Ogni giorno, nell’ambito della nostra professione, ma anche nei rapporti privati, veniamo giudicati da chi abbiamo di fronte. Ed è questo il motivo fondamentale per trattare noi stessi e il nostro lavoro come un Brand.
Le definizioni di “brand” sono molteplici, ma se vogliamo veramente sintetizzare, il BRAND è ciò che è stato promesso dall’azienda o dal prodotto, vestito dal brand, al potenziale cliente. E non va confuso con il marchio inteso come logo, che ne è una componente, ma va inteso come una serie di elementi che insieme contribuiscono all’attribuzione di un valore di chi lo propone. Contribuisce al brand il “cosa facciamo”, il “come lo facciamo”, le “soddisfazioni che generiamo in quello che facciamo”.
Come dicevamo, ogni momento veniamo giudicati, ovvero, chi davanti a noi sta giudicandoci si starà domandando “cosa facciamo”, “come lo facciamo”, se saremo in grado di mantenere la nostra “promessa professionale”, ovvero se saremo capaci veramente di “fare quello che facciamo, e se sappiamo veramente fare quello che facciamo”, e soprattutto “se saremo in grado di soddisfare le su esigenze”. In ciò sta il SELF BRAND.
Ma come realizzo il mio Self Brand?
Se vi siete posti questa domanda, avete fatto il primo passo.
Tralasciamo, in questo articolo, di addentrarci nella descrizione di strategie di marketing, ma concentriamoci su questo concetto: Il Self Brand è il nostro modo di concepire noi stessi come impresa, e ogni cosa che facciamo, ogni momento della nostra attività, non perde mai di vista questo concetto.
Proviamo dunque a concepire una “mappa mentale” che ci porterà a descrivere e valutare noi stessi come un’impresa.
1)Cosa faccio in particolare, in cosa sono veramente specializzato?
2)Come lo faccio, quali sono i miei punti forza e le mie debolezze circa la materia che tratto?
3)Come sono le mie capacità realizzare un successo attraverso la mia specializzazione?
4)Come gestisco i miei insuccessi?
5)In quale contesto di mercato mi trovo: quali e quanti sono i professionisti come me, che operano come me, e quali sono i loro valori rispetto a i miei, e le loro debolezze rispetto alle mie?
6)Quanta differenza c’è fra ciò che io faccio e la soddisfazione dei miei potenziali clienti?
7)Il mio prezzo è in equilibrio fra domanda, offerta, soddisfazione e aspettativa?
La capacità di essere (passatemi il termine) sinceri nella stesura delle risposte, e la profondità nella descrizione di se stessi che la domanda richiede, renderà la costruzione del Self Brand più puntuale. Mettiamola così, è come la differenza che c’è fra comprare un vestito già bello e fatto, o farsene cucire uno su misura.
Una volta descritta la vostra azienda, sarà più facile “affrontare” il mercato e i clienti: conoscerete i vostri punti di forza e potrete comunicarli a chi li ricerca, consci che avrete successo; conoscerete da che parte approfondire le vostre capacità, magari in settori con minore concorrenza, saprete come incanalare gli investimenti sul vostro studio e sulle vostre capacità professionali, saprete quale strada porta alla “soddisfazione del cliente” e quale non percorrere perché a rischio di insuccesso.
Una cosa è importate considerare. Nel Self Brand parto da me stesso e sui miei punti di forza determino il mio posizionamento nel mercato. Al contrario. se dovessi costruire il brand un prodotto (un oggetto o un servizio) partirei dal mercato, dalle sue esigenze, e su questo modellerei l’offerta.
Negli articoli che seguiranno approfondiremo i diversi aspetti che in questa sede abbiamo solo accennato, e su quelli che abbiamo tralasciato.
Chiudo con una considerazione su cui vi chiedo di riflettere: Questo articolo contribuisce al mio Self Brand.
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